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La filosofia di Avicenna

Dott. Giuseppe Fatigati
12 ott
Tempo di lettura: 1 min

Avicenna nacque vicino a Bukhara, nell'attuale Uzbekistan, intorno al 980 e morì a 56 anni ad Hamadan nel 1037. La sua formazione e la sua attività si svolsero principalmente a Baghdad.

Avicenna fu medico, filosofo, logico, funzionario di corte e poeta. Ma forse, cosa più importante, fu un costruttore di sistemi. E scrisse moltissimo. La sua opera medica più famosa, "Al-Qānūn fī al-tbb" ("Il Canone della Medicina"), divenne il testo medico dominante del mondo medievale e rimase autorevole nelle università europee per secoli. Il canone non si limitò a raccogliere nozioni mediche, ma le ordinò.  Organizzò l'approccio e il pensiero del medico. Ciò fu particolarmente vero per l'oftalmologia.

L'occhio ha sempre richiesto un approccio preciso. Tutti gli elementi esterni e sottili dell'occhio invitano all'ispezione. Questa permette di individuare molti segni affidabili. Un occhio rosso, una pupilla bianca, una palpebra cadente, una cornea opaca, un bulbo oculare deviato e una pupilla fissa sono tutti dati utili. Questi dati possono essere applicati, tramite ragionamento deduttivo, alla diagnosi. Il metodo di Avicenna si adattava particolarmente bene all'oftalmologia. Egli classificava, confrontava, distingueva cause, segni, prognosi e trattamenti. 

Avicenna ereditò molto dalla tradizione medica greco-romana, e in particolare da Galeno. Sintetizzò la medicina greca, l'esperienza clinica islamica, la farmacologia, la filosofia e l'osservazione diretta del paziente in un'enciclopedia medica ordinata. In oftalmologia, questa sintesi si rivelò particolarmente efficace. 





 
 
 

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